Dentro fuori, dentro fuori, dentro fuori…ora non ricordo di preciso se fossi dentro o fuori. Ricordo solo che prima ero stato al campo a fare allenamento – avevo appena ricominciato (andando a ritroso: che conquista!).
Albeggiava una solita estate con aria abbastanza nuova, profumata di nulla al punto giusto da farmi credere alla possibilità di un inizio o, forse, all’indizio di un principio di fine.
Inizio a scorgerlo intento a farsi la barba (?), la porta del bagno semichiusa, le mutande sgualcite, i piedi già un po’ deformi sproporzionati rispetto all’esile figura naturalmente tonica, l’incavo del coccige a formare un’insenatura nel corpo e conseguente pancia da, magrissima, gravidanza isterica. L’altra faccia (sempre andando a ritroso) di un’altra medaglia, sono io riflesso allo specchio della porta blindata nera con la maniglia dorata – ottone – che mi stupisco del mio stupore. Un istante, un millesimo di nanosecondo riflesso dallo specchio a figura intera e mi si dipana il passato-presente-futuro cui m’ero coscritto: il cappuccio di una felpa incornicia uno sguardo questuante, gli occhi si fissano reciprocamente e vedono…due sguardi! Alla faccia di Dorian Gray! E, sempre a ritroso, questi due sguardi a loro volta erano oggetto di osservazione, più uno sbirciare, di uno dei due sguardi di lui riflesso allo specchio del cesso intento a sbarbarsi. Alle facce di Dr. Jekill e Mr. Hide!
Ora, pur cercando di ricostruire fedelmente i fatti storici e gli sfatti emotivi, sempre a ritroso, non so dire di preciso quale dei quattro sguardi vedesse la morte, e quale invece la stesse solamente scorgendo. Parlando io di me e io di lui posso solamente affermare che i miei due dei quattro sguardi stessero vedendo sicuramente qualcosa (sé stessi?) e che i suoi due di quattro anche (me?). Resta il fatto che una morte da qualche parte ci stava: quattro prospettive, una sola morte. Una la vedeva, una ne scorgeva la possibilità…e li chiamano “giochi di sguardi”!