“In amor vince chi fugge”…ma va là!
Certo è che le mie amorose fughe dall’amore mi comportano un tale dispendio di energie psichiche, fisiche, culturali ed economiche tali da farmi preferire una perdente amorosa immobilità. Seguendo questa logica da “Corri Forrest!” e/o “Chi-va-piano-va-sano-e-va-lontano” corriamo (sic!) il rischio di non cogliere quell’”attimo”, pure lui fuggente, “unico e irripetibile” (mica vero!) che gira e rigira tutti sognamo e a cui tutti tendiamo naturalmente.
Niente niente questo luogo, ai Più, comune del “fuggi-fuggi” (e io aggiungo: “ché poi rifulgi!”) dall’amore possa al suo ennesimo giro e rigiro, ma lui davvero, sfuggirci di mano?
E’ una questione paradigmatica nei comportamenti antropologici o quanto meno antropomorfi (non dimentichiamoci dei Più): dall’amore non si fugge, nell’amore ci si butta (anche via)! Si potrà, certo, ed è buon costume, stare attenti a non sbatterci teste, casse toraciche, bassi ventri – ognuno ama a modo suo, ma ci si tufferà come i Cagnotto padre e figlia nelle piscine: con grazia e successo.
Alberoni ci ha costruito una fortuna sull’amore “Movimento a due prima allo Stato Nascente e poi Istituzione” (per lui matrimonio). Io, non guadagnandoci nulla, aggiungo che il movimento (troppo spesso a Uno), ovvero la fuga, agisce e si esaurisce all’interno della fissità temporale e spaziale dell’attimo atemporalmente fuggente in cui sei lì lì per dire “Ti a…” ma non puoi perchè la sua lingua è già inestricabilmente fuggi-fuggita verso di te e nelle tue cavernose viscere oral-amorose che sentiranno per sempre echeggiare il fatidco: “…mo’!?”.